Una storia personale…Mia madre Angelina. Sono stato la tua iniziale delusione, cara mamma


 – Foto: Immagine di mamma con bimbo.

                                                                                          salvino cavallaro Rubrica “Incontri”

                                                                                                       A cura di Salvino Cavallaro

Una storia personale…….

Mia madre Angelina

Sono stato la tua iniziale delusione, cara mamma.

Dopo la nascita dei miei due fratelli Umberto e Franco, speravi con tutto il tuo cuore di avere una “fimmina”. Avevi già deciso che avrei dovuto chiamarmi Maria. Così, con l’uncinetto e la lana color rosa, sferruzzavi con buona lena per preparare il mio corredo di nascituro. Tutto ti dava la certezza che io fossi “fimmina”. E seppur a quel tempo le ecografie significavano fantascienza ti sei fidata ciecamente della tua ostetrica, la quale vedendo la forma del tuo pancione, ti assicurò che il tuo sogno si sarebbe sicuramente avverato. Erano le ore 10,00 di un freddo 7 Dicembre, la giornata si presentava tipicamente invernale e in quella camera della nostra casa di Milazzo che si affacciava sul mare in burrasca, nascevo io. Appena mi hai visto sei stata assalita da un profondo sconforto, perché tanta e così cocente è stata la delusione di avere dato alla luce per la terza volta ancora un “masculu”, che non ti davi pace. E non è valsa neanche la certezza che io fossi vivo, che tutto era andato bene e che io non fossi affetto da alcuna malformazione di sorta, per rincuorarti almeno un po’. La nonna che ti era accanto, con amorevolezza asciugava le tue lacrime, frutto della tua delusione. Così ti consolava dicendo: “Non disperare Angelina, vedrai che questo bimbo sarà il bastone della tua vecchiaia.” E così è stato cara mamma, perché ripenso spesso agli anni che ti sono stato accanto fin da quando una lunga malattia ti ha spento lentamente, proprio come un vecchio lume il cui petrolio sta per finire. Mi hai voluto bene e anch’io te ne ho voluto fino all’ultimo giorno della tua vita in cui tu, ormai priva di forze, mi parlavi con lo sguardo. Io ti rispondevo con i miei occhi per non disturbare il tuo assopirti e quando mi stringevi forte la mano, mi facevi capire che avevi intuito ciò che volevo dirti. Con l’affetto che solo un figlio può avere per la propria mamma ho imparato anche a fare l’infermiere, a curarti le piaghe e farti anche le iniezioni. Non so come ho fatto, ma ho imparato che nella vita quando si mette il cuore ogni cosa è possibile. E intanto penso che mi manchi tanto e che pur con l’orgoglio di essere “masculu”, se tu fossi ancora qui con me ti chiederei scusa se in quel lontano 7 Dicembre è nato Salvino e non Maria. Ti voglio bene mamma.

Salvino Cavallaro

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